IL SARTO: OLTRE IL TEMPO
Nella produzione pittorica contemporanea, il dialogo con i maestri del passato non si configura quasi mai come una semplice citazione, bensì come una profonda indagine, come studio critico che si interroga sull’essenza, sul ruolo di qualsiasi rappresentazione visiva.
L’opera in esame, coglie infatti la natura del contesto, orchestrando una raffinata decostruzione de Il sarto del celebre artista rinascimentale Giovan Battista Moroni.
Laddove Moroni celebrava la dignità del lavoro artigiano attraverso la viva e psicologica presenza del soggetto – l’ago dell’attenzione catturato dallo sguardo dell’uomo, rivolto verso l’osservatore denota consapevolezza e fierezza per la propria competenza – Roberta Rossi compie un’azione di radicale sottrazione, il soggetto umano scompare, lasciando il posto al suo simulacro contemporaneo: un manichino.
L’artigiano còlto nell’attimo immediatamente precedente al taglio di un tessuto nero, non domina più la scena, ma è la struttura stessa della forma a farsi protagonista.
Il panneggio rosso, fedele richiamo cromatico alla foggia rinascimentale, non veste più il corpo del sarto, ma avvolge i fianchi del manichino con una staticità scultorea, quasi monumentale. Sul tavolo, la pezza di tessuto nero, in attesa del taglio imminente, si fa pura campitura cromatica.
Il fulcro dell’opera risiede proprio in questo cortocircuito temporale. Mantenendo intatta la tavolozza cromatica del Moroni, l’artista non si limita a replicare, ma traspone l’antico nel contemporaneo, il passato quindi, si eterna nell’azione sospesa del presente.
Attraverso un stesura pittorica consapevole e un rigore compositivo che omaggia la tradizione cinquecentesca, l’artista dimostra che il passato può divenire “materia viva”, capace di risignificarsi e di parlarci, oggi, attraverso il silenzio eloquente delle forme.
